Atempore – Live@Rialto

Ed eccomi qua a parlarvi dell’esperienza vissuta al Rialto, qualche sera fa in compagnia di amici. Qualcuno seduto con me, altri in piedi a suonare. Atmosfera ideale.

Marco, Ivano e Stefano hanno dato vita ad un rito musicale molto speciale.

Ho capito altre cose.

Ho capito che il mio orecchio s’è diseducato. Ho capito che le convenzioni addormentano i sensi. Ho capito che la media, molto facilmente si trasforma in mediocrità.

Nei pezzi suonati per oltre un’ora dai tre amici, suoni ancestrali, ritmi tribali, confusioni spazio/astrali.

Ad occhi chiusi, appena svegliato dopo una notte di sonno profondo, non sarebbe stato possibile capire in quale epoca o regione del mondo ci si fosse svegliati. Impossibile.

Inquadrare, definire, limitare.

Un genere di musica sottovalutato. Impossibile, anzi, sbagliato vivere senza aver sentito almeno una volta qualcosa del genere.

Vi potrebbe anche capitare di innamorarvi di un pezzo ben preciso. A me è successo.

Il pezzo in questione è “ancholi“. Durante l’esecuzione Marco ha suonato il suo Clarinetto contrabbasso privato della sua imboccatura. Un traversiere d’altri tempi. Oriente, occidente, incomprensibili latitudini.

L’unica certezza era il “qui” e “adesso”. Dopo c’erano solo i ricordi.

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